Moschea Gul o Gül Camii, la moschea della rosa, una ex chiesa ortodossa, convertita, come molte altre dagli ottomani e degna di particolare nota essendo una delle poche chiese bizantine ancora esistenti a Istanbul, oltre ad essere stata il luogo dell’ultima preghiera elevata congiuntamente dall’imperatore Costantino XI e dal Patriarca di Costantinopoli, prima della presa della città da parte di Maometto II nel 1453.

La data di edificazione dell’edficio risulta incerta, anche se la maggior parte degli studi la collocherebbero intorno al IX secolo, tuttavia esiste un orientamento minoritario che la daterebbe verso il 1100.

Nel 1490 venne convertita in moschea e, nel corso del Seicento e del Settecento fu sottoposta ad una serie di interventi di restauro, resi necessari dalle devastazioni provocate dagli incendi e dai terremoti che si abbatterono su di essa. L’ultimo intervento di resturo risale al XIX secolo per volere del sultano Mahmud II

La dedica della chiesa è stata per lunghi anni oggetto di dibattimento tra i vari esperti in materia e dopo questo periodo di incertezza si è giunti a identificarla con il Convento di Santa Teodosia e con il Monastero di Cristo Benefattore.

Il predicatore tedesco Stephan Gerlach visitò l’edificio nel XV secolo e lo identificò con la chiesa di Hagia Theodosia, ma, a inizio del Novecento lo storico Jules Pargoire identificò la chiesa con Hagia Euphēmia en tō Petriō.

Successivamente è poi intervenuto l’archeologo tedesco Hartmut Schäfer, che si occupò a lungo degli studi per identificare l’esatta datazione della struttura, tanto da giungere alla conclusione che si trattasse di una chiesa del periodo comneno, ovvero databile tra la fine dell’XI secolo e la prima metà del XII secolo. In detta occasione venne mutata anche la dedica, identificandola con la chiesa del Monastero di Christos Euergetēs.

Il 19 gennaio del 729, inizio del periodo iconoclasta, l’imperatore Leone III Isaurico, ordinò la rimozione dell’immagine di Cristo presente all’entrata principale del Gran Palazzo di Costantinopoli, ma, proprio mentre un suo funzionario stava eseguendo il comando, un gruppo di donne cercò di impedirgli di compiere detto gesto, in particolare Suor Teodosia lo fece cadere dalla scala sulla quale era salito, causandone la morte. La suora venne condannata a morte e la sua esecuzione consistette nel perforarle il collo mediante un corno di ariete. Teodosia, dopo la conclusione dell’iconoclastia venne riconosciuta Martire e Santa e le sue spoglie vennero conservate e vnerate nella Chiesa di Hagia Euphemia en tō Petriō.

La chiesa e il convento vennero eretti per volere di Basilio I, verso la fine del IX secolo. Il monastero ospitò anche le sue quattro figlie, le quali verranno sepolte nella chiesa adiacente.

Il culto di Teodosia continuò a crescere ed espandersi, tanto che la chiesa venne ad essa dedicata e Santa Teodosia deivenne uno dei santi più venerati della città. Certamente la sua popolarità crebbe con la guarigione di un giovane sordomuto avvenuta nel 1306, in seguito alla quale si consolidò la tradizione di svolgere due volte a settimana la processione per le strade circostanti il quartiere.

La chiesa venne menzionata per l’ultima volta il 28 maggio del 1453, data nella quale l’imperatore Costantino XI Paleologo ivi si recò a pregare con il Patriarca di Costantinopoli. L’imperatore lasciò la chiesa per affrontare la sfida dell’ultima battaglia contro le truppe ottomane, ma molte persone continuarono a pregare per tutta la notte, per la salvezza della città. Il giorno seguente le truppe ottomane entrarono in città e una volta raggiunta la chiesa catturarono tutti i fedeli presenti e li dichiararono prigionieri di guerra. Sembra che il nome di Moschea della Rosa sia derivata da questo avvenimento, in quanto, nel momento della cattura dei prigionieri l’edficio era adorno di rose, per commemorare la Santa, le cui reliquie vennero distrutte.

Nel 1490 avvenne un importante intervento di restauro e la relativa conversione in moschea, ma il minareto venne aggiunto solamente tra il 1566 e il 1574 per volere di Selim II.

La struttura poggia su un basamento a volta. Al piano interrato la muratura è stata eretta con la tecnica del mattone incassato, che prevedeva un’alternanza tra mattoni.

La pianta dell’edificio è a croce inscritta, ha una lunghezza di 26 metri e una larghezza di 20 metri. Presenta cinque cupole, una, la principale, sopra la navata centrale e le altre, di dimensioni ridotte, ai quatto lati.

La cupola centrale ha un tamburo esterno basso senza finestre e poggia su quattro pilastri, mentre la cupola originale presentava un alto tamburo con finestre.

L’interno dell’edificio è stato rivisitato nel XVIII secolo. Si accede attraverso un portico di legno, che conduce ad un basso nartece, poi sormontato da una volta a botte. Da qui si origina una tripla arcata che conduce all’altra navata, fiancheggiata da gallerie che sono, in buona sostanza, i bracci laterali della croce. Le gallerie sono sostenute da pilastri a pianta quadrata.

Il piano superiore, invece, che era riservato alle donne, le due gallerie laterali terminano con due piccole cappelle sormontate da cupole emisferiche.

Nei pilastri orientali della cupola principale è presente la tomba di San Gül Baba, che probabilmente, in origine, ospitò la tomba di Santa Teodosia.

Photo – Stilbes
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