Moschea di Fatih, edificata originariamente nel periodo compreso tra il 1463-1470, come un complesso di edifici religiosi e civili, su commissione di Fatih Sultan Mehmed, realizzata dall’architetto Atik Sinan, ove in precedenza era stata costruita la Chiesa bizantina dei Santi Apostoli, che era già in rovina fin dalla quarta Crociata.

L’edificio in origine era composto da una serie di edifici Külliye che attorniavano la moschea stessa e si caratterizzavano per la presenza di otto madrase, una biblioteca, un ospedale, un ospizio, un caravanserraglio, un mercato, un hammam, una scuola primaria e una cucina pubblica (imaret), pensati proprio per cercare di agevolare anche le persone meno abbienti e quindi maggiomente in difficoltà.

Purtroppo la moschea subì un grave danneggiamento nel 1509, a seguito di un violento terremoto, calamità naturale che si ripresentò nel 1557 e nel 1754, provocando nuovamente dei danni alla struttura riparata. Nonostante questi continui avvenimenti, la moschea venne ristrutturata, intervento che venne ben presto vanificato da un ennesimo terremoto abbattutosi sulla città il 22 maggio 1766, che distrusse l’edificio.

La moschea attualemente visibile è sicuramente molto diversa dalla concezione originaria di questo edificio di culto. L’architetto Mimar Mehmet Tahir, la realizzò nel 1771 su volontà del sultano Mustafa III.

La prima struttura realizzata si connotava per la presenza di una cupola centrale, del diametro di 26 metri, supportata da una semi cupola sospesa su quattro archi, l’ultima versione dell’edificio, invece venne realizzata in stile barocco, su pianta quadrata e con una cupola cenrtale sostenuta da quattro semi cupole, residuando, del vecchio edificio, esclusivamente il portale di ingresso e i minareti.

Inoltrandoci nell’interno della moschea troveremo dei bellissimi disegni dell’architetto Sinan, i quali sono replicati più volte da lui stesso e da altri artisti in tutta la città.

La cupola, come detto poc’anzi, ha diametro di 26 metri e presenta il sostegno di quattro semi cupole, una su ogni asse, ciascuna delle quali sostenuta da quattro colonne di marmo dalle notevoli dimensioni. Lungo le pareti potremo vedere delle piastrelline bianche e delle iscrizioni calligrafiche in tipico stile barocco. Da rilevare come il mihrab sia ancora quello presente nella prima costruzione.

Lungo l’area perimetrale della moschea sono rinvenibili quattro madrese per lato, per un totale di otto, ciascuna delle quali suddivisa in 18 celle che erano destinate agli studenti, per un totale di circa mille allievi, caratteristica che rendeva questi locali assimilabili ad una Università.

L’ospizio è situato sul lato sud est della moschea ed è costituito da un magnifico cortile con 16 colonne granitiche, presumibilmente recuperate dalla Chiesa dei Santi Apostoli. Un altro elemento, importante da ricordare, è la presenza della tomba di Naksh-i-Dil, madre del sultatno Mahmud II.

Altre tombe possono essere individuate dietro la moschea e sono quelle del sultano Mehmet II e di sua moglie Gulbahar Hatun, le quali sono state frutto di un ampio processo di restauro, dati gli ingenti danni provocati dalle scosse sismiche. Certamente la riedificazione ne ha provocato un mutamento circa lo stile di costruzione, infatti, la tomba di Gulbahar Hatun si presenta con uno stile semplice e classico, forse conforme alla versione originaria, quella del sultano, invece, è stata notevolemente modificata, scegliendo per la stessa, un’architettura barocca ed imponente.

Sempre ai lati della moschea, alla quale è collegata, esiste una biblioteca risalente al 1724; il caravanserraglio che, in seguito alla ristrutturazione avvenuta nel 1980, è divenuto sede di numerose botteghe e negozi. Circa l’ospedale, il mercato, le cucine e l’hammam non residuano testimonianze, essendo andate completamente perdute nel corso degli anni.

Photo – Brian Jeffery Beggerly
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