Il monastero di Sumela fu edificato su di un dirupo a strapiombo della valle dell’Altindere, sita nella regione di Maçka.

La sua origine risale al 386 durante il regno di Teodosio I, grazie all’opera di due eremiti, Barnabas e Sophronius che, in seguito alla scoperta di un’icona della Vergine Maria (Panagia Sumela, che la storia vorrebbe creata dall’Evangelista San Luca), custodita nelle grotte della montagna, maturarono la decisione di erigervi un monastero da dedicare, appunto, al culto della Vergine. Il nome di Sumela è di derivazione greca, in quanto “melas” significherebbe scuro o nero, che, alcuni riconducono al colore della rupe, mentre altri associerebbero al colore della pelle della Vergine raffigurata sull’icona che sembrerebbere essere stata di carnagione scura o nera.

Il meraviglioso monastero è stato oggetto di numerose vicende funeste che lo hanno fatto cadere in rovina, per poi essere ricostruito più volte, prima tra tutte per volere del generale Belisario, dietro commissione dell’imperatore Giustiniano.

Il vero momento di maggior rilievo per la struttura venne raggiunto sotto la dominazione dei monarchi Alesso e Manuele di Trebisonda. Certamente anche durante la dominazione ottomana nel 1461, per decisione del sultano Maometto II, il monastero continuò a benificiare di uno stato di protezione. L’edificio rimase occupato dai monaci e fu meta di numerosi pellegrini fino al XIX secolo, periodo dopo il quale, a seguito di una breve occupazione russa dal 1916 al 1918 venne abbandonato con lo scambio di popolazioni tra Turchia e Grecia, avvenuto in virtù del Trattato di Losanna del 1923. Un nuovo monastero venne edificato successivamente a Venia in Grecia.

Da rilevare è come il 15 agosto 2010, festa dell’Assunzione di Maria Vergine (in Oriente Festa della Dormizione di Maria), il governo turco ha consentito al patriarca ecumenico Bartolomeo I, di celebrare una messa dopo 88 anni, per dimostrare la volontà dello Stato di impegnarsi nella difesa e nel rispetto delle minoranze religiose.

La struttura si presenza come un complesso che si articola in una Chiesa nella roccia, diverse cappelle, sale studio, cucine, un ostello, una biblioteca e una fonte miracolosa, quest’ultima è oggetto di venerazione da parte dei fedeli cristiani e dei fedeli musulmani. Di notevole impatto visivo è anche l’acquedotto che è stato edificato radente lo strapiombo roccioso e connotato da una serie di arcate a sostegno del canale. Per accedere alle meraviglie custodite all’interno dell’edificio occorre percorrere una lunga e ripida scalinata particolarmente suggestiva.

Photo – Sara Yeomans &
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