La Lycia è una regione situata lungo la costa meridionale dell’antica Anatolia, nella provincia di Adalia.

L’origine del suo nome è antica, anche se incerta, ma sembra che già in epoca egizia fossero presenti delle iscrizioni che riportavano testimonianza della sua presenza.

Certamente, un dato incontrovertibile è rappresentato dalla partecipazione della popolazione locale, durante la dominazione ittita, alla battaglia di Kadesh nel 1274 a.C., disputata contro il faraone Ramesse II, per poi cadere, molti anni dopo, nel 546 a.C. in mano del re persiano Ciro Il Grande, il quale, però si dimostrò essere un monarca alquanto liberale, consentendo alla popolazione autoctona il mantenimento delle tradizioni locali. La Lycia, però, in epoca successiva si svincolò dal dominio persiano con l’intervento dell’esercito ateniese, dando così luogo alla lega Delio-Attica che sfociò, nel 448 a.C. nella lega Licia, articolata in 36 città poi ridotte, in seguito a sole 23. Le singole città potevano avere da uno a tre rappresentanti presso il sinedrio, ovvero l’assemblea che, con cadenza annuale, eleggeva il capo della lega e i funzionari destinati a coadiuvarlo, il tutto con l’esclusivo intento di garantire il controllo del rispetto del diritto e la gestione della terra comune. La parentesi della lega Delio-Attica si concluse nel 429 a.C., per aprire una nuova dominazione persiana e, nel 333 a.C. venne conquistata da Alessandro Magno e cadde sotto il dominio del generale Tolomeo I Sotere, che gestiva anche l’Egitto, la Cirenaica e l’isola di Cipro.

Con il 190 a.C. i romani riuscirono a conquistare quest’area e con il trattato di Pace di Apamea, la concedettero ai Rodii, quale forma di ringraziamneto per l’appoggio che era stato loro fornito contro Antioco. Si trattò di una dominazione molto breve, tanto che si estrinsecò per soli venti anni e nel 168 a.C. Roma dichiarò la libertà della regione. Da questo momento Lycia conobbe una serie di vicende connesse all’impero romano, in particolare quando rifiutò di appoggiare Bruto ne nacque una diatriba con Roma, evento, questo, che provocò una rivalsa di Bruto che assediò Xanthos e la distrusse.

Certamente le influenze romane non terminarono con questo episodio, infatti, molti anni più tardi, nel 129 l’imperatore Adriano visitò l’area e decise di fare costruire nel porto di Myra e Patara due granai destinati alla raccolta e alla conservazione del grano. Dopo anni di prosperità, nel 141, una forte scossa sismica provocò ingenti danni alla regione e Opramoas di Rodiapoli, un uomo molto facoltoso investì somme molto ingenti al fine di consentire la ricostruzione delle aree gravemente danneggiate. Proprio a ricordo di questo nobilissimo gesto, sulla lapide del benefattore vennero indicate le città che vennero ricostruite grazie al suo intervento, ovvero Patara, Tlos, Olimpo, Rodiapoli, Korydalla, Oinoanda, Myra, Telmesso, Kadyanda, Pinara, Xanthos, Kalynda, Bubon, Balbura, Krya, Symbra, Aperlai, Nisa, Sidyma, Gagai e Akalyssos. Circa cento anni dopo, nel 240 un altro terremoto sconvolse la regione, i danni furono talmente ingenti che solo in seguito all’unificazione amministrativa sotto la Pamfilia, potè riprendersi, acquistando poi, nel 325 la sua autonomia politica. Le funeste vicende che si abbatterono sulla Lycia non erano ancora concluse, infatti nel 542 una epidemia di peste decimò la popolazione, avvenimento che condusse la civiltà ad essere sottoposta ad un rapido ed inesorabile dissolvimento.

Photo – Carole Raddato
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