La cittadina di Kaymakli ospita una serie di caverne troglodite opera della popolazione degli Ittiti, poi ampliate in seguito ai vari eserciti che hanno attraversato il territorio anatolico, trasformando le popolazioni locali in prigionieri, defraudandoli, inoltre di ogni loro minima ricchezza. Si tratta di una città sotterranea, la più ampia di tutte quelle presenti in Cappadocia, tanto che, secondo autorevoli studi storico-archeologici sembra che alle origini ospitasse fino a 3500 persone.

Kaymakli è stata edificata sotto la collina denominata la Cittadella di Kaymakli, che si connota per la presenza di oltre un centinario di gallerie (alcune delle quali sono ancora attualmente impiegate come cantine e stale) e per i passaggi bassi, stretti e inclinati.

Il villaggio sotterraneo si articola in otto piani interrati, ma solo quattro sono accessibili al pubblico. Il primo piano è la stalla che ha ridotte dimensioni e presenta anche una porta macina che conduce in una chiesa.

Al secondo piano troviamo una chiesa composta, internamente, da una singola navata e due absidi, innanzi ai quali troviamo un altare e sui lati sono presenti i posti a sedere destinati ai fedeli.

Certamente l’area di maggiore interesse archeologico è presente al terzo piano, sede di numerosi depositi, cantine e cucine, ma, l’elemento di maggior impatto visivo è sicuramente una pietra impiegata come crogiolo di rame, sulla quale sono stati praticati 57 fori.

Il quarto piano, invece, era destinato a ricovero per vasi di creta, ma soprattutto è il punto dal quale è meglio visibile il canale di ventilazione che si spinge fino ad una profondità massima di circa 80 m.

Photo – Peter C.

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