Kalkan, storicamente, era l’unico porto sicuro tra Kas e Fethiye, tanto da essere un’area che garantiva sicurezza alle navi in caso di maltempo, proprio come avvenne nella battaglia che si disputò tra le navi romane e quelle di Rodi, che trovandosi particolarmente svantaggiate e impossibilitate ad attaccare, sostarono nella baia di Kalkan, nella quale si nascondevano anche numerosi pirati.

La primaria importanza di Kalkan si ampliò ulteriormente e nel XIX secolo divenne un porto di particolare rilievo, ancora più che Fethiye e Antalya. Le navi da carico si recavano a Kalkan per riempire le loro stive e navigare verso angoli remoti dell’impero ottomano, per trasportare carbone, seta, olio di oliva e vino, nonché cotone, grano, semi di sesamo, farina, uva, legname di cedro e pino e le ghiande necessarie per tingere.

Il commercio proseguì almeno fino al 1950, anno dal quale iniziò un declino di questo genere di attività, grazie anche al progessivo miglioramento della rete stradale, con il conseguente incremento del trasporto terrestre. Con il 1970 Kalkan conobbe una nuova fiorente attività, il turismo, settore, questo, che oggi è fonte di ingenti introiti economici.

Il nome della città sembra derivi da Korsan che significherebbe pirata, per sottolineare anche un grande legame con il mare, avendo la famiglia Bilgutay legami molto forti con la Marina Militare Turca da ben tre generazioni. Come già delineato, quindi, la città aveva e ancora mantiene numerosi contatti con il mare.

Photo – Al King
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