Chiesa di San Salvatore in Chora (Kariye Müzesi, Kariye Camii, Kariye Kilisesi), che è uno dei più begli esempi superstiti di chiesa bizantina, la quale venne trasformata in moschea nel XVI secolo e divenne museo nel 1948.

La Chiesa di Chora venne originariamente edificato come parte di un complesso monastico fuori le mura della città di Costantinopoli e il suo nome completo era Chiesa del Santissimo Salvatore nel Paese o Chiesa del Santissimo Redentore nei Campi. Il nome venne poi abbreviato e assunse anche il nome di Chora per ricordare la sua originaria posizione al di fuori delle mura cittadine.

L’edificio si articola per dei bellissimi mosaici nel nartece che descrivono Cristo come terra dei viventi e Maria, la Madre di Gesù come il contenitore dell’incontenibile.

La pianta della struttura è a croce o quinconce, ma a inizio del XII secolo la chiesa subì un crollo parziale, per poi essere ricostruita da Isaac Comneno, il terzo figlio di Alessio, ma la forma attualmente visibile venne completata solo due secoli più tardi, grazie anche all’opera di un potente uomo di stato bizantino Teodoro Metochita, che volle la realizzazione di pregiati mosaici e affreschi tra il 1315 e il 1321.

Durante l’assedio di Costantinopoli nel 1453 l’Icona della Madre di Dio Odigitria, protettore della città, venne portato a Chora, per assistere i difensori della città contro l’assedio ottomano. Dopo circa cinquant’anni dalla caduta della città in mano ottomana, il gran visir del sultano Bayezid II, Atik Ali Paşa, stabilì la conversione in moschea, momento nel quale i mosaici e gli affreschi vennero coperti da intonaco, che, insieme a numerosi terremoti, hanno fortemente danneggiato queste immense opere d’arte.

Nel 1948 venne avviato un importante programma di restauro e l’edificio cessò di essere utilizzato come moschea, tanto che nel 1958 venne aperto come museo, il Kariye Müzesi.

L’edificio presenta tre aree principali: la sala di ingresso o nartece, il corpo centrale o naos e la cappella laterale o parekklesion. Sono presenti sei cupole che ricoprono le tre distinte parti.

Nel nartece troviamo alcuni dei mosaici più belli di tutta la città, si tratta delle rappresentazioni di sogno di San Giuseppe e viaggio a Betlemme; Iscrizione per la tassazione; Natività, Nascita di Cristo; Viaggio dei Magi; Richiesta del re Erode; Fuga in Egitto; Due affreschi dei massacri ordinati dal re Erode; Le madri in lutto per i loro figli;
Volo di Elisabetta, madre di Giovanni il Battista; Joseph sognare, il ritorno della Sacra Famiglia dall’Egitto a Nazaret; Cristo portato a Gerusalemme per la Pasqua; Giovanni Battista testimonianza a Cristo; Miracolo; Altri tre miracoli, Gesù Cristo; Vergine e Angeli in preghiera.

Il nartece interno di larghezza pari a 4 m di larghezza e 18 m di lunghezza, presenta anch’esso numerose raffigurazioni di notevole impatto visivo: Cristo in trono con Theodore Metochita presenta un modello della sua chiesa; San Pietro; San Paolo; Cristo e la Vergine Maria (senza Giovanni Battista) con due donatori di sotto; Genealogia di Cristo; Antenati Religiosi e nobili di Cristo. I mosaici nelle prime tre campate del nartece interno, invece, concernono la vita della Vergine e la sua famiglia, in particolare: Il rifiuto di offerte di Gioacchino; Annunciazione di S. Anna, l’angelo del Signore annuncia di Anna che la sua preghiera di concepire un figlio è stato ascoltata; Incontro di Gioacchino e Anna; Nascita della Vergine Maria; I primi sette passi della Vergine;
La Vergine e i suoi genitori; La Vergine benedetta dai preti; Presentazione della Vergine al Tempio; La Vergine che riceve il pane da un Angelo; La Vergine che riceve la matassa di lana viola, pratica decisa dai Sacerdoti, al fine di creare un mantello per il tempio; Zaccaria; La Vergine ha affidata a San Giuseppe; San Giuseppe che accoglie la Vergine a casa sua; Annunciazione alla Vergine al pozzo; San Giuseppe che lascia la Vergine per sei mesi per motivi di lavoro e al ritorno si dispera dubbioso per la gravidanza della Vergine Maria.
Nel naos possiamo guardare con grande ammirazione una serie di mosaici, tra i quali: la Vergine che dorme prima di ascendere al cielo, nel suo ultimo sonno; Gesù simbolo dell’Anima di Maria; Gesù Cristo; Theodokos, la Vergine Maria con il bambino.
Nel parekklesion, utilizzato come camera ardente per le sepolture di famiglia, si articola per un ciclo di affreschi sorprendenti: la Resurrezione; Giovanni Il Battista; il Giudizio Universale; Gesù sul trono con ai lati la Vergine Maria e Giovanni Il Battista, una rappresentazione trittica che prende il nome di Deesis; la Vergine e il Bambino; la Corte Celeste degli Angeli; Mosè.

 

Photo – Guillen Perez
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