Basilica di Santa Sofia o Aya Sofya (Sofia si intende come la Divina Sapienza) che è da qualificarsi come uno dei principali monumenti della città. Fu cattedrale cristiana bizantina fino al 1054, sede patriarcale greco-ortodossa, cattedrale cattolica, moschea e, da ultimo un museo dal 1935.

La prima chiesa edificata era conosciuta come Grande Chiesa o Magna Ecclesia, nome determinato dalle dimensioni più grandi rispetto alle altre chiese allora presenti. Era dedicata al Logos, la seconda persona della Santissima Trinità. Venne inaugurata il 15 febbraio 360 dal Vescovo Eudossio di Antiochia. Accanto a questa era presente Santa Irene o Santa Pace, la quale venne utilizzata come cattedrale fino a quando non venne completata Santa Sofia.

Il progetto era quello di una tradizionale basilica latina con un colonnato e gallerie e un tetto in legno, oltre ad avere un ingresso preceduto da un doppio nartece, ovvero un doppio atrio.

In seguito, questa struttura a causa di una serie di scontri bellicosi andò perduta in seguito ad un incendio.

La seconda chiesa fu eretta per volere di Teodosio II, che la inaugurò il 10 ottobre 415. Come il primo edificio presentava un tetto in legno. Anch’essa, però, andò completamente perduta in seguito all’incendio divampato durante la rivolta di Nika del 532, condotta contro l’imperatore Giustiniano. Nel 1935, durante una serie di scavi archeologici vennero reperiti alcuni fregi marmorei raffiguranti 12 agnelli, metafora degli Apostoli, che, probabilmente adornavano l’ingresso principale.

La terza chiesa, quella ancora attualmente presente venne edificata per volere di Giustiniano I, che commissionò un edificio ancor più maestoso del precedente, una basilica di maggiore impatto visivo. Gli architetti scelti furono Isidoro di Mileto e Antemio di Tralle, che impiegarono materiale derivante dall’intero impero, in particolare colonne dal tempio di Artemide di Efeso, pietre porfide dall’Egitto, marmi verdi dalla Tessaglia, pietre nere dal Bosforo e pietre gialle dalla Siria. I lavori richiesero l’utilizzo di ampia manodopera, più di diecimila persone furono impiegate nel cantiere per edificare la basilica più grande della Cristianità.

Il nuovo imponente edificio fu inaugurato il 27 dicembre 537 alla presenza del Patriarca Eutichio, anche se si trattò di una cerimonia inaugurale parziale, essendo i mosaici ancora non completati, infatti solo con il regno di Giustino II (565-578) si assistette al loro completamento. Da allora Santa Sofia o Aya Sofia divenne la sede patriarcale di Costantinoli e il luogo ove si celebravano le cerimonie quali le incoronazioni delle famiglie reali bizantine.

Nel 553 e nel 557 a causa di una serie di terremoti, la cupola centrale fu colpita da una serie di danneggiamenti, infatti si presentarono delle fessurazioni che nel 558 ne provocarono il crollo, con la conseguente distruzione dell’ambone, dell’altare e del ciborio, essendo la cupola molto pesante e troppo alta, tanto da determinare la defomazione dei piloni a sostegno della cupola. L’imperatore profondamente colpito dall’avvenimento, incaricò l’archittetto Isidoro il Giovane per effettuare i lavori di ripristino (terminati nel 562), il quale, dopo accurati studi impiegò materiali più leggeri, riuscendo ad elevare la cupola di altri 6,25 metri, giungendo all’altezza di ben 55,6 metri.

Nell’859 e nel 869 la basilica fu nuovamente danneggiata, dapprima a causa di un incendio poi di un terremoto, causa di un nuovo crollo della cupola, riparata per volere di Basilio I. Nel 989 una scossa sismica molto intensa provocò nuovamente danni ingenti a carico della cupola, tanto che l’imperatore Basilio II, incaricò l’architetto Trdat di ripararla. I lavori si rivelarono piuttosto complicati, data l’entità del danno, tanto che la struttura non potè essere nuovamente inaugurata, per l’ennesima volta, fino al 994.

Con la quarta Crociata e la conseguente presa di Costantinopoli, la chiesa fu saccheggiata e molte reliquie vennero rubate, tra le quali una pietra della tomba di Gesù, il latte della Vergine Maria, il Santo Sudario di Gesù, delle ossa di santi e la cattedrale divenne una cattedrale cattolica romana.

Nel 1261 avvenne la riconquista bizantina, ma l’edificio era in stato fatiscente, tanto da richiedere degli interventi di manutenzione i quali furono nuovamente resi vani da un terremoto che richiese dei nuovi interventi di recupero edilizio ad opera dell’architetto Astras e dell’architetto Peralta.

Nel 1453 il sultano Maometto II assediò la città di Costantinopoli e iniziò una grande e devastante opera di saccheggio e Santa Sofia non venne certamente risparmiata, anzi, essendo luogo di rifugio per molte persone, divenne un vero e proprio scenario di battaglia, gli occupanti furono trasformati in schiavi o addirittura uccisi. La chiesa, invece, divenne una moschea, allora vennero aggiunti i minareti e il mirhab che sorse nell’abside dove sorgeva l’altare.

Nel XVI il sultanto Solimano il Magnifico portò dall’Ungheria due colonne colossali che vennero collocate ai lati del mirhab.

Pochi anni più tardi, verso metà fine del 1500, la moschea iniziava a mostrare dei segni di cedimento tanto da determinare il sultano Selim II a procedere con dei lavori di rinforzo strutturale, intervento edilizio posto materialmente in essere dall’architetto Mimar Sinan, il quale non limitò la sua opera ad un mero restauro, infatti, aggiunse due minareti e un mausoleo, oltre ad installare una mezzaluna d’oro sulla sommità della cupola e a creare uno spazio perimetrale intorno all’edificio, di circa 24 metri, che avrebbe poi ospitato la tomba di ben 43 principi ottomani.

Successivamente si aggiunsero anche la galleria del sultano e un minbar marmoreo, oltre alla pedana per il sermone e la loggia per il muezzin.

L’opera restauratrice di Aya Sofya avvenne, sicuramente, per commisione del sultano Abdul Mejid I, ad opera di 800 lavoratori, sotto la direzione dell’architetto Gaspare Fossati e dal fratello Giuseppe Fossati, che tra il 1847 e il 1849 svolsero lavori diretti a consolidare la cupola, raddrizzare le colonne, rinnovare i decori esterni e interni. Alle colonne comparvero quattro grandi medaglioni circolari, creati dal calligrado Kazasker Mustafa Izzed Effendi, riportanti i nomi di Allah, del profeta Maometto, dei primi quattro califfi Abu Bakr, Umar, Uthman e Ali, dei due nipori di Maometto (Hassan e Hussein). Nel 1849, terminata l’opera di restauro, la moschea potè essere riaperta al culto.

Nel 1935 il primo presidente turco e fondatore della Repubblica di Turchia, Mustafa Kemal Atatϋrk, trasformò la struttura in un museo, le decorazioni del pavimento di marmo vennero riportate alla luce e l’intonaco bianco che copriva i mosaici fu rimosso.

Nel periodo compreso tra gli anni 1997 e 2002 il World Monuments Fund destinò delle sovvenzioni per il restauro della cupola, dapprima dirette alla stabilizzazione strutturale e a riparare il tetto. Avvenne poi una seconda fase per conservare gli interni della cupola e per la cura dei mosaici, terminata nel 2006.

Attualmente il complesso non può essere utilizzato come luogo di culto, essendo severamente proibito.

Nel 2006, anno della visita del Papa Benedetto XVI, il governo turco ha consentito la destinazione di una piccola stanza del complesso a luogo di preghiera per chiunque desideri un momento di raccoglimento.

Certamente uno dei primi aspetti che emerge sono le immense proporzioni della moschea, la quale si presenta come un rettagolo fuso entro un quadrato, con dimensioni di 71 metri per 77 metri. Internamente, invece esistono tre navate con delle arcate divisorie in doppio ordine, una abside. I decori sono costituiti con mosaici, marmi di pregio e stucchi, ma degne di nota sono anche le colonne in porfido e marmo verde della Tessaglia, impreziosite da capitelli finemente scolpiti. Le colonne maggiori sono in granito e raggiungono un altezza di 19-20 metri circa per un diametro di 1,5 metri e un peso di 70 tonnellate (la più grande). Otto colonne vennero prelevata da Baalbek nel Libano e inviate a Costantinopoli per la costruzione della chiesa.

All’interno esistono anche dei corridoi laterali finemente decorati (che ispirarono la Basilica di San Marco a Venezia) che portano al grande vano della navata centrale, sulla quale campeggia la meravigliosa cupola, poggiata su pennacchi e archi, che scaricano il peso su quattro pilastri, costituiti con pietre lavorate, mentre le volte, gli archi e le pareti sono in laterizi. Nella fascia superiore della cupola sono state aperte delle finestre. Lungo le navate laterali corrono i matronei che erano riservati alla corte imperiale, la quale assisteva alla messa in posizione rialzata. Nello spazio sovrastante i matronei vi sono due file sovrapposte di finestre dalle dimensioni variabili, ovvero ampie al centro, piccole ai lati e nella fila inferiore.

L’abside è rinforzata all’esterno da contrafforti, uno dei quali è sede di una cappella con mosaici frammentari realizzati con il sistema della doppia linea.

La basilica non differiva molto, circa l’impianto, da quello di altre chiese a pianta longitudinale, ma, presenta un elemento innovativo, ovvero lo spazio appare dominato dalla grandissima cupola che conferisce un aspetto di leggerezza alla struttura, come fosse sospesa in aria.

Le decorazioni interne, originariamente, presentavano motivi persiani, ma vennero integrate da Giustino II con cicli evangelici e scene del Dodecaorto. La cupola è impreziosita da un’immagine del Cristo Pantocratore benedicente. In origine, i decori erano solo dei disegni astratti su lastre marmoree e mosaici curvilinei, dei quali rimandono ancora le rappresentazioni degli Arcangeli Gabriele e Michele.

Santa Sofia

La struttura è particolarmente rinomata anche per l’effetto di luce che si presenta nella navata, tanto che la cupola sembra quasi sospesa nell’aria, come se non avesse sostegno alcuno. Si tratta di un effetto reso possibile dalle quaranta finestre inserite nella cupola.

La porta imperiale era l’ingresso principale ed era adibito all’esclusivo accesso da parte dell’imperatore ed era decorato da un mosaico dedicato a Cristo e all’imperatore Leone VI il Saggio.

 

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